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Frasi scorrevoli

Immersi nella Trinità, con Maria, Vergine e Madre 
(di S.E. Mons. Bruno Forte, vescovo) 

celestino niccolNell’anno giubilare dell’ottavo centenario dalla nascita di San Pietro Celestino, coincidente con l’anno sacerdotale voluto da Papa Benedetto XVI per tutta la Chiesa, può essere particolarmente significativo e bello metterci alla scuola del Santo Monaco e Pastore, per imparare da lui il Suo segreto più prezioso: l’esperienza della Sua preghiera, da cui è scaturita la Sua straordinaria ricerca di Dio e la libertà profetica del Suo cuore di fronte agli scenari drammatici della Chiesa e del potere mondano del Suo tempo.


1. Un libro di vita.
"In aurora diei sedebat in cella et erat liber coram eo, et legebat in eo; fenestra etiam iam erat aperta": così, in un passo di grande semplicità narrativa e di altrettanto profonda intensità spirituale, il Tractatus de vita sua rappresenta San Pietro Celestino nella solitudine di Santo Spirito a Maiella. Il piccolo libro che tiene fra le mani e legge alla luce dell’aurora è verosimilmente quel Codice Celestiniano, che è conservato nella biblioteca del Museo Nazionale de L’Aquila, costituito da centosettantatre fogli pergamenacei numerati a lettere romane, scritti in caratteri minuscoli gotici, con una grafia semplice, attribuibile alla mano di un solo amanuense. Molte le abbreviazioni, che fanno pensare a un uso privato del libro. Sul retro del primo foglio appare una postilla quattrocentesca, stilata, probabilmente, da un monaco celestiniano: "Hunc librum dicitur scripsisse sanctissimus pater noster Petrus Celestinus…". Anche l’uso del volgare, che segue a quello del latino soprattutto nelle preghiere, sembra confermare che si trattasse di un testo personale che il Santo Monaco aveva compilato e che portava sempre con sé, pur nell’assoluta povertà del suo stile di vita: un aiuto a meditare e pregare. Le preghiere sono quattro: Oratio vulgaris, Oratio, Oratio ad Christum, Oratio ad Beatam Mariam. Si tratta della più antica testimonianza della nuova lingua letteraria in Abruzzo, coeva ai componimenti poetici della Scuola siciliana. Un breve commento a due delle preghiere potrà introdurci nel vivo della spiritualità di Celestino, nel suo personalissimo dialogo d’amore col Dio trinitario e nella sua devozione intensamente affettiva a Maria. Da questa esperienza interiore egli attinse la forza per mantenere viva la sua fedeltà al Vangelo e la sua libertà profetica rispetto alla seduzione del potere.


2. Immersi nella Trinità.

Ecco l’Oratio alla Santa Trinità, che si trova fra i testi di preghiera del Codice Celestiniano:
      Potentia de lu Patre, conforta me. Sapientia de lu Filiu, ensenia me.
      Gratia de lu Spiritu Sanctu, allumina me.
      Damme a ccognoscere te a mme, k'io te poça amare et temere
      et poça spreçare et tenere me vile e in reu mortale non poça cadire
      e la vita eterna non poça perdire. Amen.

Celestino non prega un Dio, prega in Dio: sta davanti al Padre, unito al Figlio, nella luce dello Spirito Santo. La Sua conoscenza della Trinità non è astratta, ma esperienziale, mistica. Lo mostrano chiaramente i sostantivi e i verbi utilizzati. A Dio Padre è riferita la potentia: non è il semplice potere, ma è l’atto di agire con forza creativa, chiamando in ogni istante dal nulla tutto ciò che esiste. Di questo fiume di potenza creatrice Celestino coglie l’effetto dolcissimo e vivificante sulla propria persona: "confortami!". In questa parola risuona la certezza vissuta che l’agire potente di Dio è amore, da null’altro motivato che dalla gratuità, a null’altro diretto che alla gioia delle Sue creature: il Padre è la nostra forza, quella che non ci verrà mai meno, e che ha sostenuto il Santo Monaco e Papa nelle fatiche e nelle prove di una vita appassionata, spesa senza riserve per Dio e per la Chiesa. Al Figlio eterno Celestino riferisce la sapientia: non si tratta di una conoscenza intellettuale, ma di un sapere esperienziale, di un gusto e di un senso delle cose divine, tanto che l’effetto invocato è "insegnami", cioè lascia in me il segno, inciditi in me, perché vivendo Tu in me, possa io vivere in Te. È l’invocazione a poter fare l’esperienza di Paolo: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Galati 2,20). Allo Spirito Santo Celestino riferisce la gratia, cioè la gratuità di un amore che inonda come la luce e a tutto dà colore e forma: perciò gli chiede di illuminarlo, di donargli gli occhi della fede che vedano l’invisibile e orientino ad esso il cuore e la vita. Davanti ai Tre il Santo Monaco sta in adorazione, lasciandosi docilmente confortare, insegnare e illuminare. La Sua preghiera non è "actio", è "passio": un lasciarsi amare da Dio, un abbandonarsi nella Trinità Santa, un umile, adorante entrare nel mistero vivo dei Tre, che sono Uno.

3. Raccolti nell’amore del Dio unico.
L’unità divina non è affermata in astratto dalla preghiera di Pietro Celestino: dopo aver invocato il dono di ciascuno, egli si rivolge ai Tre come ad Uno solo. "Damme a ccognoscere te a mme, k’io te poça amare et temere": il santo Monaco sa che la conoscenza del Dio vivente può essere solo frutto di un dono, di una gratuita comunicazione d’amore, a cui corrisponda l’affidamento totale di sé, unito al timore e tremore davanti all’abisso su cui si spalanca lo sguardo del cuore. Amore chiama amore: e se la paura è fugata, non lo è il santo timore, la coscienza dell’infinita distanza, colmata solo dall’infinito dono di misericordia. Ciò che Celestino chiede, come frutto di questa conoscenza amorosa che introduce nella comunione della Trinità divina, è il coraggio della verità su se stesso - "et poça spreçare et tenere me vile" -, che è disprezzo delle colpe e considerazione umile e onesta di sé, il rifiuto del peccato e il conseguimento del fine, il solo per cui valga la pena di vivere, la visione di Dio e la vita eterna: "e in reu mortale non poça cadire e la vita eterna non poça perdire". Il santo Monaco sa come sia infinitamente preferibile morire piuttosto che separarsi da Dio col peccato grave, e come la meta da conseguire debba restare sempre davanti agli occhi del cuore per guidare ogni passo e confermare la coscienza nella libertà da ogni seduzione mondana. Totalmente in Dio Trinità Santa, Celestino vuole essere totalmente di Dio e totalmente per Dio, per la Sua gloria e la Sua bellezza, in questo tempo della vita mortale e nell’eternità. A noi Egli chiede: vuoi essere totalmente di Dio, nascosto con Cristo nel cuore del Padre, e vivere sempre e solo per Dio Trinità, nella luce dolce e corroborante dello Spirito Santo? Vuoi fare della preghiera in Dio - per Cristo, nello Spirito, davanti al Padre - la sorgente del Tuo amore fedele, da cui attingere ogni giorno nuovamente nella fedeltà di tutti i giorni della Tua vita?

4. Con Maria.   

     maria umile1Vergine gloriosa, Madre de pietate,   
     fonte de omne bellezza, giglio de 
     castitate, 

     castello de Amore, foco de caritate, 
     altezza de virtude, radice de sanctitate, 
     scola de sapientia, armario de veritate, 
     via de iusticia, exemplo de honestate, 
     forteza de sapientia, regola
     de humiltate: 

     Medicina del mondo, conceda a noy 
     sanitate de l'anima e del corpo, 
     perché grande necessitate fa a noy, toy 
     servi; 

     per la tua benignitate conserva a noi, 
     Madona, da ogni iniquitate, 
     et driza lo core nostro in nella tua volontate, 
     azò ch'io veza lo tuo figliolo ch'è luce de veritate, 
     dove Ipso tene lo’'imperio della Sua potestate. Amen.

La preghiera alla Vergine Madre, presente parimenti nel prezioso Codice Celestiniano, è un dolcissimo esempio di pietà filiale, tenera e appassionata: le quindici attribuzioni date a Maria la colgono nella sua condizione eterna, gloriosa, e nella sua relazione materna a noi, abitatori del tempo. Così è già nelle prime due invocazioni Vergine gloriosa, Madre de pietate, in cui Maria, contemplata nella sua prossimità al trono divino, è percepita a noi vicina come la Madre che sa renderci pii, capaci di vera adorazione dell’Eterno. Da Lei viene ogni bellezza, perché è Lei a darci il Figlio, il "bel Pastore" (Giovanni 10,11): fonte de omne bellezza. In Lei risplende l’amore casto, forte, ardente a cui siamo chiamati come alla nostra vera vocazione: giglio de castitate, castello de Amore, foco de caritate. Maria ci mostra la meta alta dell’esercizio della virtù e la radice profonda di una vita santa: altezza de virtude, radice de sanctitate. Alla Sua scuola impariamo la sapienza, il gusto della verità, della giustizia, dell’onestà, la forza del bene e l’umiltà, che tutto regola secondo la volontà divina: scola de sapientia, armario de veritate, via de iusticia, exemplo de honestate, forteza de sapientia, regola de humiltate. Proprio così Maria è farmaco per curare i nostri mali, e la sua intercessione materna può ottenerci la salute dell’anima e del corpo, soccorrendoci in ogni nostra necessità: Medicina del mondo, conceda a noy sanitate de l'anima e del corpo, perché grande necessitate fa a noy, toy servi. La dolce nostra Donna ci protegge da ogni iniquità e sa orientare il nostro cuore a volere ciò che Lei ha voluto, a vedere ciò che Lei ha contemplato e che ora contempla nella gioia del cielo, nostra patria eterna, dove il Figlio suo è luce di verità e da dove Egli esercita il suo potere di Re e Signore dell’universo intero: per la tua benignitate conserva a noi, Madona, da ogni iniquitate et driza lo core nostro in nella tua volontate, azò ch'io veza lo tuo figliolo ch'è luce de veritate, dove Ipso tene lo 'imperio della Sua potestate. Lungi dal distrarci dall’unica mediazione che libera e salva, quella del Figlio Gesù Cristo, Maria ci conduce a Lui, nel tempo e per l’eternità: ella è la Madre dei peccatori, Colei che prega per noi in ogni tempo. Col Suo aiuto l’Avversario è vinto e per chi crede diventa possibile tutto il bene, cui siamo chiamati. Con Lei ogni paura è superata, e la continua ricerca del Volto dell’Amato è vissuta nella pace, nella certezza di non restare delusi. Con Maria ogni seduzione mondana perde di attrazione, e il cuore resta rapito e innamorato delle cose celesti. La vita, la libertà, il coraggio di Celestino, innamorato cantore della Madre celeste, ne sono una riprova: con lui impariamo anche noi a fidarci di Maria e a confidare in Lei, per essere continui cercatori del Volto di Dio e testimoni di libertà, di verità e di grazia, anche a prezzo del sacrificio di noi stessi e del dono della vita all’Unico, per cui valga veramente la pena di vivere e di morire: il Dio tre volte Santo.


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