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e Pontefice
Eremita

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Frasi scorrevoli

san-pietro-cel2. Non suggerito da chi sa quali eruditi riferimenti storici, collegati a Pontefici passati, quel nome è fiorito intimamente da una vita contemplativa giunta alla piena maturità. L’uomo Celestino è pressato dal bisogno di annunciare idee concrete, frutto di matura intuizione mistica, con i segni, con le parole, con i fatti. Lui, che conosceva sicuramente la celebre profezia di Malachia (+1148) ove il successore di Nicola IV (morto nel 1292) viene individuato come "ex heremo celsus", scelse per sé il nome di Celestino non tanto perché fu "innalzato" al Sommo Pontificato "dall’eremo" di S. Onofrio, ma perché "celsus" significa propriamente "spinto in alto" (Cicerone) con riferimento alle volontà che lo spinsero ad accettare la nomina a Papa; e perché "celsus", dal verbo latino cello, significa in senso attivo "spinto per mandare qualcuno in avanti", con chiaro riferimento alla missione di promotore della Ecclesia spiritualis.
Quel nome è simbolico, sintesi concreta di significati vitali. Il suo valore sta nella sua duplice funzione, letterale e allusiva, individuativa della persona e proiettiva verso le realtà che esso contiene.
Come appena eletto Pontefice, Celestino regala agli uomini la Perdonanza, l’indulgenza plenaria delle colpe e delle pene, così donando a loro il proprio nome, dona la ricchezza dei significati e dei richiami esistenziali che esso contiene.
Sarebbe riduttivo, e offensivo per Celestino, considerare quel nome come segno convenzionale della sua presenza nella storia umana. Quel nome ha valore di firma - secondo lui - soprattutto per ciò che significa per tutti. In questa semantica è veramente il nome appropriato per un Sommo Pontefice della Chiesa, in cammino nell’umanità e con l’umanità verso l’unica Meta.
La semanticità è la capacità delle parole di esprimere significati. Alla sensibilità e alla cultura dell’uomo medievale, il nome Celestino offriva molti più richiami di quanto non dica oggi, nel tempo dello svuotamento semantico. Quel nome va decodificato soltanto nella luce in cui è germogliato: la luce mistica. Può essere compreso appieno se collocato nel contesto dell’unica preoccupazione che animò l’Eremita Pontefice: quella di realizzare nel mondo il Mistero, ossia la congiunzione del Divino con l’umano e dell’umano col Divino. (segue)
da A.L. Villani, La Croce di Celestino, Roma 2009


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