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e Pontefice
Eremita

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Frasi scorrevoli

4 abito3.  L'area semantica del nome "Coelestinus" è ancora tutta da esplorare con serietà. L’insieme dei significati che quella parola racchiude (e che ad essa intendeva attribuire chi la scelse per sé) ci offre il ritratto reale di Pietro del Morrone, della sua grandezza spirituale, del suo umanesimo integrale.
Certamente per questa ricchezza mistica, rinchiusa nella semantica, i Fratelli dello Spirito Santo o Monaci del Morrone si fregiarono, ben presto, del nome di Celestini e come tali furono riconosciuti. Non certo per il presunto colore del loro abito o per la relazione con il loro Fondatore divenuto Papa, ma piuttosto per la loro identità di uomini pellegrini sulla terra e decisamente in cammino verso la perfezione di una possibile vita celeste. Testimoni del "già e non ancora" così caro alla cultura cristiana.
Come per la persona del Fondatore anche per la vita dei suoi seguaci il nome "Celestini" non fu una denominazione arbitraria bensì fu espressione simbolica di una precisa identità, sicuramente riconosciuta e confermata dalla Vox populi prima che dalla Chiesa. Il nome Celestini è un "simbolo", acquista valore sconfinato se si coglie ciò che significa. E’ una firma, la indicazione di sintesi della propria fede, del proprio programma di vita. Nello stesso tempo è conferma, attestazione formale di un impegno solenne, assunto in maniera pubblica, irreversibile, verso Dio e verso gli uomini. E’ la prova visibile delle proprie scelte, del mondo dei propri pensieri e delle proprie intenzioni. E’ "una memoria epifanica, non un ricordo" che "rende visibile l’invisibile" (P. Evdokimov), intende essere un faro lungo il cammino dei viatores, intende assolvere la funzione rivelatrice del "Senso".
Perché questa digressione sul "vero" nome di Pietro del Morrone? Perché come affermiamo nel nostro modesto lavoro La Croce di Celestino - Simbolo luminoso e dimenticato - non si può  ignorare la straordinaria coincidenza simbolica che lega in un'unica valenza il nome della persona e l’emblema di una vita. Uniti nella storia della Persona, innanzitutto, e poi nella gloria dell’Ordine celestiniano, quei due tesori, il nome e il simbolo di Celestino, sono stati insieme anima e fuoco e linfa vitale di una altissima pagina di storia dell’umanesimo integrale e della fede cristiana in Italia e in Europa. Nello stesso tempo migliaia e migliaia sono state le persone che hanno condiviso quel nome e si sono identificate in quel simbolo, trovando in essi la risposta alla loro ricerca di Senso. Fin dagli esordi, quei due autentici tesori, a nostro avviso hanno subito la stessa sorte, la stessa che subiscono tuttora: una singolare damnatio memoriae che meriterebbe ben più estesa e approfondita indagine, ben più attente e coraggiose,  ossia spirituali, decisioni.
Perché questa digressione sul "vero" nome di Pietro del Morrone? Lo scopo che anima queste pagine è quello di contribuire al risveglio di un interesse critico sulla essenza del simbolo e del nome, più che della figura, di Celestino. Lungi da noi qualunque illusione di nemesi storica o qualunque speranza di convinta restituzione di Celestino al Soglio spirituale che gli spetta! Persino Clemente V con la canonizzazione, oltre a saldare un debito storico e politico, forse tendeva non tanto ad additarlo alla devozione dei fedeli quanto a relegarlo nei cieli.
Noi, con innumerevoli lacune, abbiamo solo tentato di ribadire che quel nome e quel simbolo sono una firma che merita, ancor oggi, più umile deferenza poiché si tratta di una firma di Dio sull’umanità.
da A.L. Villani, La Croce di Celestino, Roma 2009


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