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e Pontefice
Eremita

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Frasi scorrevoli

Il carcere, il santuario

All'interno del piano nobile del castello è situato il santuario con accanto la cappella costruita in onore e memoria del santo Papa Celestino V, impreziosita da una teca contenente un centinaio di reliquie tra cui: un dente e un pezzetto del cuore di Celestino V, tutte donate da Papi e cardinali nel corso dei secoli.

La prigione ove venne recluso Celestino V venne costruita in una intercapedine tra due torri collocate all'altezza del piano nobile del castello affinchè fosse assicurata continuativamente la sorveglianza da parte del custode. L'attuale cappella, ricavata da una delle due torri adiacenti alla prigione, era anticamente il luogo ove i carcerieri di Celestino V e i monaci celestini gli furono vicini negli ultimi 10 mesi della sua vita.

Impressionante la prigione destinata a Celestino V. Uno spazio di circa tre metri di lunghezza per un metro e mezzo di larghezza e 2,50 mt di altezza.

celestino-v-cella-della-morteSopra l'altare, all'interno della sua prigione, un immagine del santo in marmo con sopra il capo la tiara. Alla sinistra dell'altare una piccola finestrella murata ove, secondo la leggenda, riceveva la visita di un angelo che gli forniva cibo e conforto. La cappella è ornata da 4 stemmi in stucco sotto i quali vi sono altrettante epigrafi che riassumono le storie connesse a Celestino V e alla famiglia Longhi. Sopra l'altare della cappella una immagine del santo in bassorilievo in cotto del XVIII sec. Di rilievo la croce votiva dello scultore Manfrini deposta dal Papa Paolo VI a ricordo della sua visita ufficiale avvenuta il 10 settembre 1966. Il 19 maggio 1996 il sommo Pontefice Giovanni Paolo Il, in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Celestino V decideva di estendere anche a Fumone "l'Indulgenza Plenaria Perpetua" (ovverosia un giubileo) che ha celebrazione e validità il 29 agosto di ogni anno, data dell'incoronazione a pontefice di Celestino V.

Omaggio di Paolo VI a San Celestino V

Fonte: www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/

Giovedì, 1° settembre 1966  

paoloVI-celestinoIl cuore del Papa trabocca di commozione, di gratitudine per l’accoglienza entusiastica e il primo grazie va al Vescovo, nella persona del quale il Santo Padre benedice l’intera diocesi di Anagni con il Clero, le Associazioni di Azione Cattolica lì riunite in convegno; l’intero popolo; le autorità civili, militari e politiche, a cominciare dal Sindaco, che Sua Santità ha poco prima incontrato.

Diciotto anni or sono il Papa visitò Fumone e la contrada circostante; non c’era allora la bella strada attuale e neppure l’acqua; anche la campagna gli sembrò  meno rigogliosa, né vi erano alcune industrie ora sorte.

Il principale scopo della visita è quello di rendere onore a San Celestino V perché fu Papa, fu santo e morì a Fumone. Dalla vita di San Celestino il Papa vuol trarre due insegnamenti.

Il primo insegnamento ce lo dà la storia, che ci riporta a circa 700 anni or sono, mentre il medioevo si avvia al suo tramonto e fa vedere già l’alba di nuove condizioni di vita per Roma, per l’Italia, per l’Europa intera.

La figura di Celestino V, come Pontefice, ci richiama alle origini della Chiesa, all’investitura data da Nostro Signore a San Pietro e ai suoi Successori: dobbiamo meditare su questa continuità apostolica, che supera vicende le quali sembrano le meno propizie e si perpetua fino a noi e nei secoli avvenire perché c’è il dito di Dio, una presenza divina nella Chiesa.

Ecco il tempo di Pietro di Morrone: ventisette mesi di interregno nella Sede Apostolica; i Cardinali ridotti a dodici e in contrasto tra loro; tempi terribili.

E Pietro Morrone, il santo eremita, è eletto ed è invitato ad ascendere sulla Cattedra di Pietro. Dopo aver esitato, accetta per dovere, e fa ingresso in Aquila sopra un asinello, come Nostro Signore, ma trova là due Re ad attenderlo.

Ecco l’essenza della Chiesa, ecco il destino di Roma sede del Successore di Pietro: ovunque la decadenza è fatale, ma nella Chiesa c’è un carisma, c’è la promessa e la presenza divina: «Io sarò con voi fino alla fine dei secoli». Questo è il miracolo vivente del cattolicesimo.

Il secondo insegnamento è dato dalla santità, dall’intreccio delle virtù cristiane con tutte le miserie e umane debolezze, che ne sono superate.

San Celestino V, dopo pochi mesi, comprende che egli è ingannato da quelli che lo circondano, che profittano della Tua inesperienza per strappargli benefici. Ed ecco rifulgere la santità sulle manchevolezze umane: il Papa, come per dovere aveva accettato il Pontificato supremo, così, per dovere, vi rinuncia; non per viltà, come Dante scrisse - se le sue parole si riferiscono veramente a Celestino - ma per eroismo di virtù, per sentimento di dovere.

E morì qui, segregato, perché altri non potesse profittare ancora della sua semplicità ed umiltà, e la morte non fu per lui la fine, ma il principio della gloria, oltre che nel paradiso, anche sulla terra.

Concludendo le sue parole, Paolo VI, prima di rinnovare la sua benedizione alla terra così bella e cara, invoca su tutti la protezione di Celestino V, esortando a viva devozione per il Santo Pontefice.


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