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Frasi scorrevoli

Il senso del morire

Takita, regista di successo in Giappone, ci insegna come attraverso il rispetto, la familiarità con la morte si possa arrivare ad acquistare dignità umana e rispetto per la vita, che spesso il mondo di oggi sembra mettere in secondo piano. Lo fa attraverso lunghi silenzi e qualche sprazzo umoristico, trovando il giusto equilibrio tra poesia e leggerezza, tra pensiero e nostalgia, descrivendoci un lavoro insolito e allo stesso tempo intenso: quello dei preparatori di cadaveri, coloro che, in presenza dei famigliari, vestono e preparano i defunti per accompagnarli nel loro ultimo viaggio. La vita: una elegante, intensa cerimonia funebre che consente a chi se ne va di lasciare questo mondo in totale pace con tutto ciò che hanno vissuto.

Eros e Thanatos sono categorie legate da una correlazione inscindibile, la morte in taluni casi può essere legata anche all’estetica e alla ricerca della bellezza. Accade così per il giovane violoncellista Daigo che, dopo lo scioglimento della orchestra (metafora della vita?), decide di lasciare la grande Tokyo per ritornare al piccolo paese di origine, dove spera svogliatamente di costruire un futuro su basi più solide rispetto a quelle artistiche che lo hanno portato a confrontarsi con il fallimento.  Daigo si imbatte per caso (?) in un annuncio che offre un lavoro per quella che sembra essere un’agenzia di viaggi, ma le partenze di cui si fa continuamente riferimento (metafora della vita?) si riferiscono all’ultimo cammino verso l’aldilà. Quasi passivamente Daigo compie un lento cammino di accettazione dell’idea di lavorare a stretto contatto con i freddi corpi di cadaveri (metafora della vita) appena deceduti. Il suo lavoro consiste nel ricomporre le salme, lavarle e vestirle in vista dell’ultimo saluto, donando loro un estremo conforto nella dignità dell’aspetto. Daigo lentamente supera il timore che il contatto con il rigor mortis genera nelle persone comuni e trasforma i riti e i gesti della tanatoestetica in movimenti rituali aggraziati come quelli di un musicista, o addirittura in apparenti carezze di amore. Il legame con il vecchio capo Sasaki diventa presto un surrogato del rapporto negatogli dal padre, fuggito con una donna quando Daigo era in tenera età, lasciando un vuoto incolmabile.

La partenza è dunque una metafora fondamentale, non solo come motore narrativo del film, ma ogni personaggio è fortemente legato all’idea di un passaggio da un luogo all’altro, che sia il viaggio dalla vita alla morte, o da un luogo a uno diverso. Il rito del nokanshi rappresenta così un momento fondamentale  per l’interpretazione del senso dell’esistenza, sia dal punto di vista estetico per noi destinati a morire, sia dal punto di vista psicologico per coloro che piangono la nostra dipartita.

Splendida la coppia degli attori protagonisti, l’anziano maestro Masahiro Motoki e Tsutomo Yamazaki il giovane discepolo, che riescono a trasferire nei loro personaggi tutta la drammaticità di chi deve convivere giorno per giorno con la morte, ma con dignità incondizionata e grande desiderio di vita. La sceneggiatura viene costruita per accumulo di situazioni e di simbolismi evidenti attraverso cui si percepisce la parabola emotiva di Daigo, dalla sua non scelta alla sua vocazione. Quando però la morte tocca personalmente la vita di Daigo, allora è proprio quello il momento in cui Eros e Tanathos si ricompongono, in cui i rancori di una vita vengono messi da parte e trasformati in un unico silenzioso saluto e in cui una nuova vita saluta una che invece va spegnendosi.

Guardando Departures non si può fare a meno di comprendere ciò che questo piccolo film d’autore,  dai tempi perfetti, ci vuole dire; il senso della vita si coglie attraverso la familiarità con la morte.

Dopo aver visionato il lavoro di Takita, si rimane catturati da uno script che esplora e miscela un’incredibile gamma di emozioni, nel confronto quotidiano con il mistero della vita e della morte, degli incontri e dei distacchi, dell’amore e del dolore, di un destino ineluttabile che può essere affrontato con  dignità e serenità.

Departures - di Yojiro Takita
Regia: Yojiro Takita 
Cast: Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki
Paese: Giappone 2008
Genere: Drammatico


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