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Frasi scorrevoli

Michael Haneke ci riporta indietro nella Germania degli Anni ’10 per esplorare le fondamenta della società mitteleuropea di inizio Novecento ed illustrare le origini dei più feroci totalitarismi del secolo scorso. "Il nastro bianco", accolto con grande successo al Festival di Cannes del 2009, rappresenta uno dei vertici nella produzione dell’acclamato regista austriaco, che grazie a quest’opera è stato premiato con la Palma d’Oro per il miglior film. Contrassegnato da un estremo rigore stilistico (caratteristica basilare del cinema di Haneke), che si realizza in una regia fondamentalmente statica (con pochissimi movimenti della macchina da presa), in un raffinato bianco e nero e in una totale assenza di musica extradiegetica, "Il nastro bianco" è una pellicola costruita secondo un disegno di geometrica perfezione, che smonta i meccanismi della detection classica per addentrarsi in un’impietosa riflessione sulla deriva della nostra civiltà in una delle fasi cruciali della storia contemporanea.

Introdotto con una lunga analessi dalla voce narrante del maestro elementare (Christian Friedel), il film è ambientato in un villaggio della Germania Settentrionale, alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: una comunità circoscritta e chiusa in se stessa, i cui ritmi di vita sono scanditi dall’alternarsi delle stagioni, dal lavoro nei campi e dalle ricorrenze liturgiche alle quali partecipano tutti gli abitanti. Ma dietro l’apparente tranquillità del piccolo villaggio (una metafora della vita?) si nasconde qualcosa di inesorabilmente sinistro: eventi strani e terrificanti cominciano a verificarsi uno dopo l’altro, eventi che sembrano guidati da una volontà misteriosa e insondabile, e che non tardano a provocare conseguenze nefaste. Come già in "Niente da nascondere", anche qui Haneke ci mette davanti ad una minaccia assolutamente inspiegabile, creando un’atmosfera gravida di angoscia che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film.

"Il nastro bianco" analizza in primo luogo il principio di autorità, incarnato nel film dalle diverse figure maschili a capo del villaggio; di nessuno di costoro è mai specificato il nome, in quanto essi vengono identificati unicamente tramite la rispettiva funzione sociale e sono presentati come figure emblematiche del vivere umano. Ci sono dunque il Barone (Ulrich Tukur), uomo arrogante ed altezzoso; il medico (Rainer Bock), che cela torbidi segreti; e il pastore (Burghart Klaussner), inflessibilmente severo, che ogni notte lega il proprio figlio alla ringhiera del letto per impedirgli di commettere peccato ed obbliga l’intera prole a indossare un nastro bianco, simbolo appunto di quell’innocenza e di quella purezza che devono essere preservate ad ogni costo. E sarà proprio questo ideale di virtù, perseguito dal pastore e dagli altri membri del villaggio con metodi tanto crudeli, a diffondere il germe della sopraffazione e dell’odio nel cuore delle piccole vittime a loro sottomesse: quelle piccole vittime che, appena vent’anni più tardi, costituiranno terreno fertile al sorgere del nazismo. Soltanto nell’amore tenero e sincero fra il maestro del paese e la giovane bambinaia Eva (Leonie Benesch) risiede, forse, una flebile speranza per il futuro.

Descrivendo le aberrazioni determinate da un sistema sociale ferocemente repressivo (nonché spietatamente classista), Haneke allude perciò a un discorso più ampio sulle radici del Male, introdotto perfino nell’animo delle creature più innocenti, i bambini. "Il nastro bianco" oltrepassa così i confini del mero contesto storico nel quale è collocato per assurgere ad agghiacciante metafora della violenza sotterranea che percorre la nostra civiltà, e di quel fascismo subdolo e strisciante che, dovunque e in ogni momento, colpisce innanzitutto i deboli (i poveri contadini del villaggio) e i diversi (il figlio handicappato della levatrice). Pochi anni dopo, quando già la catastrofe della Prima Guerra Mondiale si sarà abbattuta sull’Europa, quegli stessi bambini che ieri erano vittime inermi (ma erano davvero così inermi?) degli abusi dei grandi avranno in mano i destini di un’intera nazione; e da lì in poi, non ci vorrà molto prima che i nastri bianchi vengano sostituiti dal simbolo ben più tragico della svastica.

Il nastro bianco - Michael Haneke
Regia: Michael Haneke
Cast: Susanne Lothar, Christian Friedel, Leonie Benesch,Ulrich Tukur, Ursina Lardi
Anno: 2009
Genere: Drammatico


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