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e Pontefice
Eremita

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Frasi scorrevoli

(Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

Otello
1. Credo! - La bestemmia verdiana

Nel Credo di Otello, proclamato con arrogante sicurezza da Jago, esplode in tutta la sua violenza e le tragiche conseguenze la negazione del Senso. Parole e musica non negano semplicemente il Senso: rabbiosamente lo stravolgono, lo capovolgono, lo proclamano, lo bestemmiano: "Credo in un Dio crudel!". In questo testo, il librettista A. Boito, e con lui Verdi, ci propongono deliberatamente l’uomo orgogliosamente crudele e disperato, antagonista della divinità da cui dipende, l’uomo di tutti i tempi. Anche se Jago è un essere insicuro di se stesso, che usa la violenza verbale e l'aggressione a Dio per sentirsi potente, la sua identità rappresenta bene quella dei negatori di un Senso trascendente, l’amara euforia di quanti sono pervasi dal delirio di onnipotenza e di autosufficienza. 

Il testo della romanza è terrificante, la musica pure. Va analizzato attentamente perché da quei concetti Verdi trae una straordinaria musica psicologica e l’accentuazione musicale di un pensiero preciso: Tutto è crudele! "è vecchia fola il Ciel !". Verdi e Boito, assolutamente non a caso,  hanno voluto denigrare e distruggere il "Credo" mistico, traducendolo in versione tragicamente diabolica.

 

Ecco le parole:
La tua mèta già vedo. Ti spinge il tuo dimone e il tuo dimon son io; e me trascina il mio, nel quale io credo, inesorato Iddio. Credo in un Dio crudel che m'ha creato simile a sé e che nell'ira io nomo. Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo, vile son nato. Son scellerato perchè son uomo e sento il fango originario in me. Sì! Questa è la mia fè! Credo con fermo cor, siccome crede la vedovella al tempio, che il mal ch'io penso e che da me procede, per mio destino adempio. Credo che il giusto è un istrion beffardo e nel viso e nel cuor, che tutto in lui è bugiardo, lagrima, bacio, sguardo, sacrificio ed onor. E credo l'uom, gioco d'iniqua sorte dal germe della culla al verme dell'avel. Vien ... dopo tanta irrision, la Morte. E poi? E poi? La Morte è il Nulla. E' vecchia fola il Ciel!

 

Quale il senso dell’umana esistenza? "Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo, vile son nato. Son scellerato perchè son uomo e sento il fango originario in me. Sì! Questa è la mia fè". Il fango originario è il Dio crudele che m’ha creato simile a sé e mi trascina, inesorato Dio!
Chi è l’uomo? Semplicemente "gioco d'iniqua sorte", dal momento del concepimento fino al disfacimento nella tomba.
Quale il senso delle opere umane? Il male! "Il mal ch'io penso e che da me procede, per mio destino adempio". L’uomo è vittima di un volontà crudele, privo di libertà e di libero arbitrio, esecutore di un destino di male, deterministico e inevitabile. La storia e la società sono contrassegnate da diabolica ineluttabilità. Qui risiede l’unico possibile Senso. Contro questa evidenza, nessun testimone contrario è credibile.
Neppure il Cristo, proposto da secoli come modello di perfetta umanità? Anche per lui vale l'affermazione: "Il giusto è un istrion beffardo e nel viso e nel cuor, tutto in lui è bugiardo, lagrima, bacio, sguardo, sacrificio ed onor".
Che senso dare, allora, alle profonde aspirazioni dello spirito umano di tutti  i tempi? Esiste una prospettiva di Senso nella vita, oltre la vita? No, assolutamente no. "Vien ... dopo tanta irrision, la Morte": così ha stabilito il grande istrion beffardo, il Dio crudele che crea per irridere le propria creatura lungo tutto l’arco di un’esistenza che non può avere alcun Senso se non l’assurdo. Una vita come dannazione, come inferno. Un lungo dies irae, un lungo e assai breve giorno di ira, che si conclude con la totale liberazione: la morte, ossia il ritorno nel Nulla!


2. "E’ vecchia fola il ciel !"  clicca


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