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e Pontefice
Eremita

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Frasi scorrevoli

(dall'Album Quello che non 1990)

Questa canzone del 1990 contiene una tale quantità di "domande" da lasciare senza fiato. Guccini, "il Mozart stonato che prova e riprova ma il senso del vero non trova" spinge l’ascoltatore non distratto a riconoscere la propria condizione di "auto (lasciata) a morire nei prati" ora che "il dio dell’inverno è arrivato". Forse offre la chiave di lettura di tutta la sua storia artistica, ma certamente vuole dirci  una sua concezione fondamentale: che "non siamo più nulla", vagoni destinati alle "rotaie implacabili per nessun dove" della vita.
Un canto intriso di autentica  umanità, ove la mancanza di Senso si snoda tragica, e la consapevolezza di quella "mancanza" gronda fatica e noia. Sullo sfondo gucciniano dell’amarezza esistenziale e della disillusione, della nostalgia di assoluto e del male di vivere, sale dalla terra "l’urlo di sempre che dice pian piano: non siamo, non siamo, non siamo". E’, volutamente?, allegoria dell’esperienza umana, tutta intrisa di domande alle quali non si può o non si deve rispondere.
La speranza, che per un solo attimo, l'unico, solleva lo sguardo al cielo ("si fa a strisce il cielo") è veramente breve, rimane senza  risposte, perché "non siamo né un giorno né vita".
Mozart, quello vero, ammonisce a stare attenti: "La vera musica è tra le note".


QUELLO CHE NON  

(ascolta) 

La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato ...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un' ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita ...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo ...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."


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